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Progetto Litorali

La Provincia di Olbia-Tempio ha sentito «l’esigenza di sostenere economicamente le amministrazioni comunali e gli enti di tutela ambientale nel ripulire i litorali e le aree sensibili costiere con particolare riferimento a quelle difficilmente raggiungibili» proponendosi «la finalità di evitare il crearsi e il proliferare di vere e proprie discariche abusive che determinano oltre ad una situazione di degrado ambientale, un notevole danno di immagine del territorio».

L’Unione dei Comuni Alta Gallura, giuste deleghe ad essa conferite dalle rispettive amministrazioni comunali costiere, ha partecipato negli anni 2010 e 2011 a tale iniziativa, progettando e cofinanziando con la suddetta Provincia gli “Interventi per la pulizia dei litorali e delle aree sensibili dei Comuni di Aglientu, Badesi e Santa Teresa Gallura”.

Foto spiaggia Montirussu

Spiaggia di Montirussu, Comune di Aglientu

Il progetto è stato articolato in diverse fasi, riconducibili sostanzialmente ad una preliminare indagine conoscitiva, alla conseguente ideazione di un’opportuna strategia progettuale, comprendente le modalità operative ed esecutive e, infine, alla predisposizione di un piano di monitoraggio, incentrato sull’attività di direzione del servizio, finalizzato alla verifica in loco della buona riuscita dell’intervento.

In Sardegna ci sono circa 1.900 km di costa: due terzi dei quali risultano di costa alta (scogliere, rupi e falesie) e il rimanente di costa bassa (spiagge e dune).

Genericamente le dune sono depositi sedimentari caratterizzati da una morfologia di base costante e si formano e vengono rese stabili, grazie alla vegetazione.

Il margine della spiaggia, continuamente inumidito dalle onde, non ospita alcuna forma di vegetazione (spiaggia afitoica): infatti, alla secchezza caratteristica della sabbia si somma l’azione della salinità. Il moto ondoso continua a depositare sabbia e il vento dominante, rallentando, l’ammucchia contro gli ostacoli (rami, canne, tronchi, ecc.) depositati dalle grandi mareggiate invernali parallelamente alla riva, così che questa sabbia non è più raggiunta dalle onde. Basta una lieve pioggia perché venga quasi perfettamente dissalata, a questo punto compaiono le prime piante.

Man mano che ci si allontana dalla linea di battigia spostandosi verso l’interno le condizioni cambiano poco a poco e si iniziano a trovare le prime forme di vita vegetale; da rare specie erbacee si passa ad arbusti e ad alberi. I sistemi dunali hanno una grande importanza sia paesaggistica che funzionale. Essi proteggono la fascia costiera dall’erosione, garantiscono infatti un importante serbatoio di sabbia per le spiagge nei periodi in cui queste sono sottoposte all’azione erosiva del mare inoltre proteggono l’entroterra dall’invasione della sabbia

L’eliminazione dei rifiuti è fondamentale per il mantenimento della stabilità ecologica degli ambienti in quanto oltre all’evidente inquinamento dovuto alla presenza e al rilascio di sostanze non naturali che alterano l’equilibrio chimico-fisico dell’ecosistema, i rifiuti rubano spazio vitale alla vegetazione dunale già iperspecializzata e particolarmente sensibile alle variazioni dei fattori abiotici, e diminuiscono quindi la capacità d’affermazione delle diverse specie e dell’evoluzione del sistema dunale aumentando invece l’erosione dello stesso.

Sistema dunale di La Liccia

Sistema dunale di La Liccia

 

Armeria pungens a Cala Pischina

Armeria pungens a Cala Pischina

 

La concentrazione di rifiuti sui litorali si riflette anche sulla fauna specializzata minacciando specie di interesse comunitario come per esempio la presenza del Larus audouinii (gabbiano corso), endemismo del Mediterraneo strettamente legato all’ambiente marino, che si nutre esclusivamente di pesci, piccoli crostacei e cefalopodi. I rifiuti risultano una minaccia in quanto provocano la riduzione degli stock ittici, e inoltre l’eventuale ingestione di contaminanti potrebbe provocare un’alterazione nel comportamento della specie. La presenza di rifiuti oltre a diminuire la pescosità dei mari, aumenta la concentrazione di altre specie, una fra tutte il Larus ridibundus (gabbiano comune), quest’ultimo è molto diffuso e ha una elevata adattabilità, è praticamente onnivoro e viene facilmente attirato dalla presenza di immondezzai da cui trae facilmente cibo. Il Larus audouinii soffre di una competizione importante con il Larus ridibundus, più grande e aggressivo per i siti di nidificazione.

In generale si può affermare che la presenza di rifiuti e il conseguente inquinamento causano un’alterazione morfologica e biologica delle aree interessate provocando un disequilibrio importante delle diverse matrici, modificando e riducendo gli habitat. Tutto ciò causa un vero e proprio danno ambientale.

L’art. 300 del d.lgs. n. 152/2006 definisce al comma 1 il danno ambientale come «qualsiasi deterioramento significativo e misurabile, diretto o indiretto, di una risorsa naturale o dell’utilità assicurata da quest’ultima». Considerato ciò, una regolamentazione della fruibilità, accompagnata da un’azione di pulizia periodica e monitoraggio dello stato dei luoghi porterebbe ad una evoluzione naturale degli habitat, alla conservazione della biodiversità e di conseguenza ad uno sviluppo sostenibile. Le tre aree interessate dall’intervento mostrano un’elevata varietà di ambienti, questo comporta una notevole biodiversità, sia a livello di specie che di associazioni vegetali.

Foto Podarcis tiliguerta

Podarcis tiliguerta

 

Foto Testudo marginata

Testudo marginata

 

Il progetto, già nella sua prima stesura , si proponeva la finalità di pulire, mediante la rimozione e lo smaltimento e/o recupero dei rifiuti abbandonati, i litorali e le aree costiere, in particolar modo quelle più difficilmente raggiungibili. L’obiettivo di tale intervento è stato rivolto, pertanto, ad un recupero paesaggistico e ambientale del litorale mediante la raccolta e l’allontanamento dei rifiuti e ad una sua salvaguardia nel tempo.

Tutti i rifiuti raccolti sono stati conferiti (D.lgs. n.152/2006 art.193) presso l’impianto di trattamento dei rifiuti di proprietà dell’Unione dei Comuni Alta Gallura, sito in Tempio Pausania – Loc. Parapinta S.S. 127 km 41,000 – dove sarebbero stati avviati, a seconda delle loro caratteristiche, a smaltimento o a recupero.

Preliminarmente all’attivazione degli interventi di pulizia, il direttore del servizio ha incontrato le squadre di operatori ed i relativi coordinatori, al fine di conoscerli, sensibilizzarli sulla metodologia d’esecuzione degli interventi e, non ultimo, informarli sulle necessarie prescrizioni in materia di sicurezza sul lavoro. Particolare attenzione è stata dedicata alle «prescrizioni inerenti l’asportazione della posidonia spiaggiata» e all’eventuale ritrovamento di altro materiale organico insistente sulle aree oggetto d’intervento.

Foto Pancratium maritimum

Pancratium maritimum

 

Foto Otanthus maritimus

Otanthus maritimus

 

La rimozione dei rifiuti è stata effettuata esclusivamente a mano, senza l’utilizzo di alcun mezzo meccanico e con l’apporto esclusivo di rastrello e badile per i casi particolari, strumenti utilizzati peraltro soltanto una volta nell’anno 2011. Il metodo manuale si è reso necessario al fine di raccogliere selettivamente i rifiuti, evitando la rimozione dei detriti vegetali anche di più piccole dimensioni indispensabili all’equilibrio dell’ecosistema dunale, oltre ad essere il nucleo centrale per l’abbozzo della formazione di una duna.

Tutte le attività svolte dal direttore del servizio sono state concordate e pianificate in collaborazione con i tecnici del Settore Ambiente dell’Unione dei Comuni “Alta Gallura”. Le risultanze di ogni sopralluogo, prima di diventare parte integrante della rendicontazione finale, sono state di volta in volta rese note ai responsabili del suddetto settore.

Con le ricognizioni finali, ossia con la fase finale del monitoraggio, si è constatata l’efficacia di tutti gli interventi. Nonostante il continuo apporto di rifiuti da parte del mare e l’abbandono di rifiuti da parte degli utenti scorretti, alla fine del mese di agosto di ciascun anno era evidente l’effettivo cambiamento subito dai siti bonificati.

Per quanto possibile, soprattutto durante la prima esperienza e nella relativa fase iniziale, si è effettuata una selezione dei rifiuti raccolti in particolare delle frazioni plastiche (PET, PVC, polistirolo, ecc.) essendo le tipologie di rifiuto raccolte in maggiore quantità. Tuttavia l’evidente indurimento delle stesse, causato dall’esposizione solare, dalla salsedine e dal vento, che causano fragilità del materiale, ha costretto gli operatori ad abbandonare la differenziazione e a convogliare tali rifiuti nella frazione merceologica “secco residuo”. Tra i rifiuti raccolti, si sottolinea la presenza di rifiuti ingombranti/RAEE (tavole da windsurf, bombole per il gas, scaldabagni, ecc.) e di rifiuti pericolosi (oli esausti di natura minerale, siringhe infette, ecc.).

Per quanto riguarda la quantità di rifiuti raccolti, pur essendo difficile fare una stima percentuale precisa, si può asserire che, a livello volumetrico, il 60% dei rifiuti viene portato dal mare, mentre il restante 40% deriva dall’apporto in loco dell’uomo, ferma restando l’origine antropica di tutti i rifiuti.

Facendo riferimento alla rendicontazione prodotta dalla ditta esecutrice, si riportano le quantità di rifiuti (Il peso specifico dei rifiuti raccolti è pari a circa 200 kg/m3.) relative a ciascuno anno, suddivise Comune per Comune:

 

ANNO 2010

COMUNE

C.E.R.

PESO NETTO [kg]

Aglientu 200301

3.200

Badesi 200301

6.840

Santa Teresa Gallura 200301

6.260

che in totale ammontano a 16.300 kg

ANNO 2011

COMUNE

C.E.R.

PESO NETTO [kg]

Aglientu 200301

2.780

Badesi 200301

5.600

Santa Teresa Gallura 200301

7.000

che in totale ammontano a 15.380 kg.

Da tali prospetti si evince l’esigua differenza (920 kg) tra le quantità totali raccolte nel 2010 e quelle raccolte nel 2011. Pertanto, il “rifiuto storico”, che si pensava fosse un’aliquota consistente delle quantità del 2010, visto che in passato non erano stati attivati servizi di pulizia analoghi a quelli in questione, è praticamente inesistente.

Concludendo si può affermare che il progetto «Interventi per la pulizia dei litorali e delle aree sensibili dei Comuni di Aglientu, Badesi, e Santa Teresa Gallura» ha dimostrato la validità del suo metodo grazie al raggiungimento dell’obiettivo fondamentale che si erano preposti la Provincia (con l’indizione del bando) e l’Unione dei Comuni Alta Gallura (con l’attuazione del progetto): il recupero paesaggistico e la salvaguardia ambientale dei litorali marini oggetto dell’intervento. La prima edizione del progetto, svolta nel 2010, ha reso possibile la bonifica dei siti mediante la raccolta e l’allontanamento di rifiuti sia “storici” che “recenti” dalle spiagge e dalle fasce dunali. Ha anticipato però che l’intervento necessitava di essere reiterato per mantenere i siti puliti e evitare di vanificare il lavoro svolto sino a quel momento. La necessità di ripetere l’intervento è stato confermata l’anno successivo in quanto, al contrario delle previsioni, la quantità di rifiuti presenti è stata circa la stessa.

Alcuni operatori hanno lavorato sia negli interventi del 2010 che in quelli del 2011.

Gli operatori sono stati dotati dei necessari D.P.I. (guanti e scarpe antinfortunistiche).

Cfr. Determinazione n° 942 del 07/04/2008 emanata dal Servizio Centrale Demanio e Patrimonio della Regione Sardegna.